L’alba del nuovo giorno

Prefazione alla nuova edizione de “Il delitto Pasolini”

In questo libro sono uno dei personaggi della storia dedicata a Pasolini. Molti lettori sanno di che si tratta. Sono stato l’ultima persona a parlare con lui, a trascorrere alcune ore nella sua casa, lavorando a un’intervista che avrebbe inaugurato la vita di Tuttolibri, il supplemento de La Stampa. Lo stavo allora progettando insieme con Arrigo Levi, che dirigeva quel giornale, e con Alberto Sinigaglia, responsabile per la cultura. Incontrare Pasolini, perciò, era molto importante per me, come giornalista. Lo era perché Pasolini aveva già dimostrato – con ciò che aveva scritto e con ciò che aveva filmato – la sua capacità. Anzi, la sua vocazione unica, in quel momento, di aprire la porta all’improvviso, nel modo più inaspettato, su ciò che non si vedeva o che – comunque – altri non avevano visto, anche se ne percepivano ansia e inquietudine. Ed era molto importante per il nuovo settimanale letterario. Non dimentichiamo che Pasolini aveva appena finito il suo ultimo film, uno shock ma anche un grido di allarme in un’Italia che – nonostante disonestà diffuse e governi mediocri – si sentiva ancora “normale” e “al sicuro”. Come un implacabile giocatore di bowling, Pasolini aveva centrato in pieno quei due puntelli di una regolare vita pubblica che – lui ci stava dicendo – era solo finzione e illusione. Giorno dopo giorno, gli eventi (dal terrorismo politico italiano al terrorismo nel mondo) gli hanno dato ragione, ne hanno fatto un profeta. Ma io non ho parlato con un profeta, ho parlato con un amico, con cui c’era una consuetudine che si era formata nella frequentazione e nell’amicizia. Pasolini, in estate, passava del tempo (sempre un gruppo di giorni, mai una permanenza prolungata) nella casa che Alberto Moravia e Dacia Maraini avevano costruito sulle dune di Ansedonia. Alice e io, appena sposati e con la figlia piccola, avevamo la nostra casa (una casa in affitto) a pochi metri. Per tutti cucinava con bravura e allegria la nostra Ida – una signora che ci aiutava con la bambina – che, prima di noi, si era occupata di Gadda e di Parise. Sapeva molto dei libri di quegli anni così ricchi di nuove idee, così affollati. Più di tutto sapeva degli autori che lei vedeva, riceveva, accudiva, non come miti e celebrità della vita – in Italia e nel mondo – ma come persone amiche. Perciò la sera erano tutti da noi, e Pier Paolo era il più attento e dolce con la bambina. Le sere, a luci spente, sulla spianata del mare, erano lunghe e bellissime. E i protagonisti diventavano solo voci: forse dicevano cose che non avevano mai scritto o che non avrebbero scritto mai. Per questo il mio “io-fumetto” è un po’ più rigido e formale nel rapporto con Pasolini (e nel rapporto di Pasolini con me) di quanto sia avvenuto nella vera storia. Per esempio, un giornalista non chiede mai all’intervistato il titolo da dare all’intervista. Ma noi – era l’impressione – stavamo facendo un lavoro insieme, come si fa con le sceneggiature. E, del resto, certe frasi e visioni di Pasolini in quell’intervista non c’erano mai state, prima. Alcune si leggeranno anni dopo, solo nei frammenti di Petrolio, trovati e salvati da Enzo Siciliano. Dette queste cose, diventa più facile – o almeno meno impossibile – immaginare l’alba del giorno dopo, quando Michelangelo Antonioni e io siamo andati in cerca del luogo, delle tracce, del corpo, che Michelangelo per un momento aveva pensato di poter filmare come ultima testimonianza. I nostri anni di piombo sono cominciati quella mattina, un po’ prima che per tanti italiani. E abbiamo saputo un po’ prima di non essere spettatori. Molto, di quei giorni e di quelle ore, c’è in questo fumetto. Pensieri e sentimenti, emozioni e tensioni sono misteriosamente trasmigrati, al di là della notizia e della tragica cronaca, guidando mano e parole dell’autore di questa storia disegnata. Su quel pomeriggio, quella sera, quella notte, quell’alba che alcuni di noi non hanno mai potuto dimenticare, adesso c’è qualche altra cosa. Non un’altra storia. Piuttosto un’altra presenza nella vita straordinaria e nella morte misteriosa di Pier Paolo Pasolini, scrittore, autore, poeta. Pasolini che ha visto prima ciò che sarebbe accaduto.

FURIO COLOMBO